Quando si parla di cobot si pensa subito alla produttività. Ma uno dei benefici più importanti, e spesso sottovalutati, riguarda la salute di chi lavora. Movimenti ripetitivi, sollevamenti frequenti e posture scomode sono tra le principali cause di disturbi muscolo-scheletrici: dolori a spalle, polsi e schiena che portano ad assenze e a limitazioni lavorative. L’ergonomia è un ottimo punto di partenza per decidere cosa automatizzare.
Le operazioni a rischio
- Movimenti ripetitivi degli arti superiori: avvitare, inserire, confezionare per ore con cicli brevi.
- Movimentazione manuale dei carichi: sollevare scatole o pezzi, soprattutto da terra o sopra le spalle.
- Posture scomode: braccia alzate, torsioni del busto, chinarsi in avanti.
- Prese di precisione mantenute a lungo, che affaticano mani e polsi.
Queste attività sono spesso le stesse che un cobot svolge bene: ripetitive, prevedibili, con pezzi di peso contenuto.
Come il cobot può aiutare
- Si fa carico dei gesti ripetitivi, lasciando alla persona i compiti di controllo e quelli che richiedono destrezza.
- Sostiene i carichi: nella guida manuale il robot regge il peso e l’operatore lo guida con poco sforzo.
- Porta il pezzo all’altezza giusta: in una postazione condivisa il robot può presentare il componente nella posizione più comoda per chi lavora.
- Riduce i sollevamenti a fine linea, come nella pallettizzazione.
I rischi nuovi da considerare
Un cobot mal progettato può anche peggiorare l’ergonomia:
- postazioni dove la persona deve sporgersi o torcersi per lavorare accanto al robot;
- ritmi dettati dalla macchina invece che dall’operatore, con aumento dello stress;
- compiti residui ancora più ripetitivi, se al lavoratore restano solo le operazioni frammentate;
- attenzione continua al robot, che affatica.
Per evitarli è meglio che sia la persona a dare il via al ciclo del robot e che i compiti vengano distribuiti con criterio. La valutazione ergonomica va integrata nella valutazione dei rischi.
Usare l’ergonomia per scegliere il progetto
Un buon metodo è partire dalla valutazione dei rischi ergonomici già presente nel documento aziendale, fatta con i metodi riconosciuti per movimenti ripetitivi e movimentazione dei carichi. Le postazioni con l’indice di rischio più alto sono spesso i candidati migliori per un cobot. Il beneficio per la salute va messo anche nei conti, accanto ai risparmi di tempo, come spiegato nella guida su costi e ROI.
Coinvolgere i lavoratori
Chi lavora sulla postazione sa quali gesti fanno più male. Coinvolgerlo nella progettazione e nelle prove migliora il risultato e l’accettazione del robot. Ne parliamo nella guida sulla formazione del personale.
In sintesi
Un cobot ben progettato toglie alle persone i gesti che consumano la salute e lascia loro il lavoro di valore. Trovi tutti gli approfondimenti nella guida ai cobot.