Lunedì 20 ottobre, poco dopo le 8 del mattino, chi ha provato a pagare il caffè con una carta Revolut si è trovato davanti un pagamento rifiutato. Non era un problema della carta, né del POS del bar. Nel giro di un’ora le segnalazioni su Downdetector hanno superato quota 1.500 e l’app ha cominciato a mostrare errori generici: l’accesso a volte riusciva, ma nessuna operazione andava a buon fine.
La causa, come si è capito in mattinata, non era dentro Revolut. Era in un edificio di Londra, a centinaia di chilometri dalla maggior parte dei clienti colpiti.
La cronologia (ora italiana)
- 8:00 circa: arrivano le prime segnalazioni di pagamenti rifiutati e app inutilizzabile.
- 8:08: secondo la ricostruzione successiva di Google Cloud, è l’inizio ufficiale dell’incidente.
- 9:00 circa: Downdetector supera le 1.500 segnalazioni.
- 9:47: la pagina di stato di Revolut registra l’incidente su numerose funzioni.
- 14:44: Google comunica che gran parte dei servizi sta tornando a funzionare.
- 16:03: Google dichiara il problema risolto “per la maggior parte dei clienti interessati”. Il ripristino per gli utenti Revolut è stato graduale.
Otto ore abbondanti di disservizio, con punte di blocco quasi totale nella mattinata.
Cosa non funzionava
Più o meno tutto quello che si fa con un conto: pagamenti con la carta fisica e tramite Google Pay e Apple Pay, bonifici, prelievi agli sportelli, ricariche, cambio valuta, operazioni in criptovalute e su alcuni strumenti di investimento. Per i clienti business erano fuori uso anche l’interfaccia web, i trasferimenti in uscita e le API, cioè i collegamenti automatici con i gestionali e gli e-commerce. Il Corriere della Sera ha contato 31 servizi parzialmente indisponibili in Italia.
La banca ha riconosciuto il problema e ha assicurato che denaro e dati dei clienti non erano a rischio. Era vero: si trattava di un problema di disponibilità, non di sicurezza.
La causa: una “zona” di Google Cloud senza corrente
Google ha parlato di un problema di alimentazione elettrica nella zona europe-west2-b, una delle tre “zone” della sua regione cloud di Londra. Per capire perché sia così rilevante serve un minimo di contesto.
I grandi fornitori cloud dividono ogni regione in più zone: gruppi di data center separati, con alimentazione, raffreddamento e rete indipendenti. L’idea è che se una zona si spegne, i servizi progettati bene continuino a girare sulle altre. In teoria, quindi, un guasto in una sola zona non dovrebbe fermare nessuno.
In pratica succede spesso, per motivi molto concreti. Alcuni componenti, tipicamente i database principali, sono attivi in una sola zona e hanno una copia di riserva in un’altra che va attivata. Se il passaggio non è automatico, o se le altre zone vengono travolte dal traffico di tutti i clienti che si spostano nello stesso momento, il risultato è quello visto il 20 ottobre. E Revolut non è stata l’unica: nel Regno Unito hanno avuto problemi anche Lloyds, Halifax, HSBC, Royal Mail, DPD, il portale immobiliare Rightmove e alcuni servizi della giustizia britannica.
È la stessa dinamica che avevamo descritto parlando di perché i grandi servizi vanno giù: più l’infrastruttura è concentrata su pochi fornitori, più un singolo guasto si propaga lontano.
Come prepararsi alla prossima volta
Non si può evitare che una banca vada offline, ma si può evitare di restare a piedi. Qualche abitudine pratica:
- Tieni una seconda carta di un’altra banca. Meglio ancora se di un circuito diverso (per esempio una Visa e una Mastercard). Se usi Revolut come conto principale, questo vale doppio.
- Tieni un po’ di contanti in casa e nel portafoglio. Sembra un consiglio di altri tempi, ma il 20 ottobre ha salvato la colazione a parecchie persone.
- Non ripetere il pagamento dieci volte. Durante questi disservizi alcune transazioni risultano rifiutate ma lasciano un importo “in sospeso” sul conto. Ripetendo l’operazione rischi addebiti temporanei multipli, che poi vengono stornati con calma.
- Controlla le fonti ufficiali prima di disinstallare l’app o resettare il telefono: la pagina di stato del servizio e i canali social ufficiali. Se non sai come leggerla, c’è la nostra guida a come leggere una status page.
- Diffida dei messaggi di “rimborso” o “verifica account” che arrivano nelle ore successive. I truffatori approfittano sempre dei disservizi famosi per mandare SMS ed email che sembrano comunicazioni della banca. Nessuna banca ti chiede password o codici per “riattivare” il conto dopo un guasto.
Per chi ha un’attività che incassa tramite le API di un solo fornitore di pagamenti, il messaggio è ancora più chiaro: vale la pena avere un secondo sistema di incasso configurato e pronto da attivare, anche se lo usi due volte l’anno.
Fonte: PagamentiDigitali.it.