Chi installa un cobot deve rispettare le stesse regole di sicurezza di qualsiasi macchina, più alcune norme tecniche specifiche per la robotica. Negli ultimi anni il riferimento principale è cambiato: nel 2025 è uscita la nuova edizione della ISO 10218, che ha assorbito i contenuti della ISO/TS 15066, la specifica tecnica dedicata alla collaborazione uomo-robot. Vediamo cosa dicono queste norme, senza entrare nei dettagli che spettano a un tecnico qualificato.
ISO 10218: le due parti
La ISO 10218 è la norma internazionale sulla sicurezza dei robot industriali ed è divisa in due parti:
- ISO 10218-1 riguarda il robot in sé ed è rivolta soprattutto ai costruttori: requisiti di progetto, funzioni di sicurezza, prestazioni dei sistemi di controllo.
- ISO 10218-2 riguarda l’applicazione completa, cioè il robot con la pinza, il pezzo, le attrezzature e l’ambiente in cui lavora. È la parte che interessa di più chi integra e chi usa il sistema.
Le versioni precedenti erano del 2011. Le nuove edizioni sono state pubblicate dall’ISO nel 2025 e recepite anche come norme europee EN ISO.
Che fine ha fatto la ISO/TS 15066
Per anni la ISO/TS 15066 è stata il testo di riferimento per le applicazioni collaborative: descriveva le modalità di collaborazione e indicava i valori limite di forza e pressione che il corpo umano può sopportare in caso di contatto con il robot. Con l’edizione 2025, questi contenuti sono stati integrati nella ISO 10218-2. In pratica oggi le indicazioni sulla collaborazione si trovano dentro la norma principale e non in un documento separato.
Robot collaborativo o applicazione collaborativa?
Il messaggio più importante delle nuove norme è concettuale: la sicurezza non dipende dal tipo di robot, ma da come viene usato. Un “cobot” non è sicuro in ogni situazione: lo è un’applicazione collaborativa progettata e verificata correttamente. Un braccio con sensori di forza che manipola una lama, un pezzo rovente o un oggetto pesante sopra la testa dell’operatore può essere pericoloso anche se è venduto come collaborativo.
Le novità principali del 2025
- Due classi di robot: la ISO 10218-1 distingue i robot di Classe 1, di bassa potenza e con rischi limitati, da quelli di Classe 2, che comprendono la maggior parte dei robot industriali e hanno requisiti più severi.
- Funzioni di sicurezza più dettagliate: la norma indica per ciascuna funzione di sicurezza il livello di prestazione richiesto, invece di un requisito unico per tutte.
- Arresto normale: viene introdotta una funzione per fermare il robot in modo controllato a fine lavoro, senza ricorrere all’arresto di emergenza.
- Cybersicurezza: per la prima volta la norma considera anche gli accessi non autorizzati al sistema come possibile fonte di rischio.
- Pinze e carico manuale: sono stati integrati contenuti prima presenti in rapporti tecnici separati.
Il quadro di legge europeo
Le norme tecniche sono volontarie, ma applicarle è il modo più diretto per dimostrare di rispettare i requisiti di legge. Oggi il riferimento è la Direttiva Macchine 2006/42/CE; dal 20 gennaio 2027 si applicherà il nuovo Regolamento Macchine (UE) 2023/1230, che dà più peso anche alla cybersicurezza e ai sistemi con comportamento autonomo. Chi integra un cobot in una cella diventa di fatto il fabbricante della macchina completa: deve redigere il fascicolo tecnico, la dichiarazione di conformità e apporre la marcatura CE.
Cosa significa per una PMI
Se acquisti un cobot “chiavi in mano” da un integratore, chiedi che la valutazione dei rischi e la documentazione CE siano comprese nel contratto. Se lo installi internamente, ricorda che la responsabilità diventa tua. In entrambi i casi conviene leggere la nostra guida sulla valutazione dei rischi di un’applicazione collaborativa e quella sulle modalità di collaborazione uomo-robot.
Questo articolo ha scopo divulgativo: per un progetto reale fai riferimento al testo ufficiale delle norme e a un professionista della sicurezza macchine. Trovi tutti gli approfondimenti nella guida ai cobot.